Da rifiuti agricoli a risorse: le ragioni dell’agricoltura rigenerativa

Da rifiuti agricoli a risorse: le ragioni dell’agricoltura rigenerativa

punti principali.

  • L’inasprimento delle norme UE sui livelli di azoto e la volatilità dei prezzi dei concimi costringono gli agricoltori europei, soprattutto nei Paesi Bassi, a ripensare la gestione del letame e ad adottare pratiche più circolari
  • Gli shock geopolitici, come ad esempio la chiusura dello Stretto di Hormuz, stanno facendo salire i prezzi dei fertilizzanti e dell’energia, rivelando la forte dipendenza dell’Europa dall’importazione di concimi azotati
  • Aziende innovatrici come Groenewoud Gas mostrano che il letame può diventare biogas, concime e materiale edile, trasformando un flusso costoso di rifiuti agricoli in una nuova fonte reale di reddito
  • Le pratiche rigenerative come l’agricoltura “a lavorazione zero” e le “colture di copertura” possono far crescere le rese del 10-30% in più rispetto alle aziende convenzionali,1 rendendo l’agricoltura circolare una tesi di investimento a lungo termine convincente.

I crescenti prezzi dei concimi, l’inasprimento delle norme sull’azoto e i margini sempre più ridotti degli agricoltori costringono il settore agricolo europeo a ripensare il modo in cui utilizza e gestisce uno dei suoi input più fondamentali. La sfida non consiste solo nel ridurre l’inquinamento, ma nel ricostruire un sistema alimentare più circolare e molto più efficiente sul piano delle risorse.

Da tempo l’agricoltura moderna segue un modello lineare: i nutrienti sono estratti, utilizzati, consumati e, troppo spesso, persi lungo il percorso. Il letame, i concimi, il carburante e la produzione di cibo sono stati gestiti come celle separate del sistema agricolo anziché come parti di un unico ciclo autosufficiente.2

Oggi, quel modello cresce subendo pressioni da molti fronti. In Europa, gli agricoltori devono affrontare una difficile convergenza di forze: inasprimento della normativa ambientale, volatilità dei prezzi dei concimi, maggiori costi dell’energia, pressioni sui margini e preoccupazioni crescenti riguardanti il suolo, le acque e la biodiversità. Quel che è iniziato come un dibattito sull’azoto sta diventando una discussione più ampia sulla resilienza del sistema alimentare e sulla sicurezza delle risorse.3

Il caso dei Paesi Bassi fa capire con chiarezza quale sia la sfida. Sui ricchi pascoli che si estendono a sud-ovest di Amsterdam, Kees Captein è titolare di un’azienda lattiera e di un caseificio a conduzione familiare che risale alla fine degli anni Quaranta. Oltre al latte, le sue vacche producono migliaia di tonnellate di letame.4 L’azoto contenuto in quei rifiuti di origine animale può essere un utile fertilizzante, ma se gestito in modo inadeguato può infiltrarsi nel suolo e nelle falde acquifere, compromettendo la biodiversità, la qualità delle acque e la salute umana.

La politica olandese mira a ridurre sensibilmente le emissioni di azoto provenienti dall’agricoltura entro il 2035, limitando tra l’altro il numero di capi di bestiame e imponendo restrizioni in prossimità di regioni naturali vulnerabili e protette.5 Alcune normative europee di portata più generale hanno anche ridotto il quantitativo di letame che gli agricoltori possono riutilizzare come concime. Per agricoltori dello stampo di Captein, ciò crea una contraddizione costosa: l’eccesso di letame deve essere eliminato, persino se vengono acquistati concimi convenzionali per sostituirlo.

“Ho pagato 40’000 euro per liberarmi del letame”, dichiara. Alla richiesta di come facciano lui e molti altri agricoltori olandesi ad andare avanti considerati tutti questi oneri, risponde semplicemente: “Non molliamo, siamo testardi.”

Concimi, energia e geopolitica della sicurezza alimentare

La geopolitica rende la sfida ancora più ardua. I concimi sono commodity globali, strettamente legate al gas naturale, ai prezzi dell’energia e ai flussi commerciali. La Commissione europea sottolinea che il Medio Oriente rappresenta il 35% delle esportazioni globali di concimi azotati; anche se la dipendenza diretta dell’UE dalla regione è limitata, le relative interruzioni possono far contrarre l’offerta globale e intensificare la concorrenza per fonti alternative.6

Il recente conflitto che coinvolge l’Iran ha evidenziato quella vulnerabilità. La chiusura dello Stretto di Hormuz ha interrotto la catena di fornitura dei concimi, facendo salire sia i prezzi dei fertilizzanti che quelli dell’energia e limitando la disponibilità di materie prime chiave per la produzione dell’UE. Reuters ha segnalato che un inasprimento delle tensioni in Medio Oriente ha spinto al rialzo i prezzi dell’urea e i margini sui concimi, spingendo alcuni agricoltori a rinviare gli acquisti.7 Nei prossimi trimestri, anche i rincari del gas naturale, un input fondamentale per la produzione dei concimi azotati, dovrebbero far salire i costi di produzione di alcune importanti aziende europee che producono concimi azotati.8

La vera questione è in che modo l’Europa gestisce nutrienti, energia, rifiuti e produzione alimentare come unico sistema circolare piuttosto che come problemi distinti che vanno risolti singolarmente

Per l’Europa, non è più una questione di accessibilità, ma di resilienza strategica. Il Piano d’azione per i concimi 2026 della Commissione europea9 mira a sostenere gli agricoltori sul piano dei costi crescenti, a rafforzare la produzione interna e a ridurre la dipendenza dalle importazioni. Inoltre, incoraggia l’utilizzo di alternative europee ai concimi, organiche e di origine biologica, e allarga l’utilizzo dei digestati generati da rifiuti organici, come il letame e gli scarti alimentari.

È qui che si capisce che non si tratta solo di concimi. La vera questione è in che modo l’Europa gestisce nutrienti, energia, rifiuti e produzione alimentare come unico sistema circolare piuttosto che come problemi distinti che vanno risolti singolarmente.

Da un flusso di rifiuti a un flusso di risorse

Gli ecosistemi naturali sono la spina dorsale dell’economia globale: si stima che oltre il 50% del PIL mondiale dipenda direttamente dalla natura dei servizi ecosistemici che fornisce, dai suoli fertili e dagli impollinatori che rendono possibile la produzione agricola alle materie prime che sostengono interi settori.10 Il cambiamento della destinazione d’uso del suolo, l’estrazione delle risorse e l’inquinamento stanno erodendo quelle basi più velocemente della loro capacità di rigenerazione.11 In Lombard Odier crediamo che una bioeconomia circolare, ovvero un modello efficiente sul piano delle risorse che opera in armonia con la natura, anziché a sue spese, sostituirà sempre più l’attuale economia lineare ed estrattiva.

L’agricoltura è al centro di questo processo di trasformazione. È esposta alla volatilità dei costi degli input, al rischio climatico e alla perdita di biodiversità, ma è anche uno dei settori che ha la maggiore possibilità di ripristinare il capitale naturale, ridurre gli sprechi e costruire catene di valore più resilienti.

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La questione è come ripensare il ciclo stesso dei nutrienti.

Secondo la LTO Nederland (Nederlandse land- en tuinbouworganisatie), associazione olandese per l’agricoltura e l’orticoltura, gli agricoltori hanno già a disposizione il concime organico nelle proprie aziende e la maggiore flessibilità sui valori limite di azoto potrebbe ridurre la dipendenza dai concimi importati. I gruppi ambientalisti la pensano diversamente, sostenendo che il dibattito europeo sui concimi non deve ignorare il problema di più ampia portata che è quello dell’inquinamento. Sara Johansson dell’Ufficio europeo dell’ambiente parla senza mezzi termini: “Non si tratta di una crisi sui concimi. L’Europa sta affrontando una crisi legata all’inquinamento”.[12]

Un modello più circolare contribuirebbe a chiudere quel cerchio, trasformando i flussi di rifiuti in flussi di risorse e riducendo la dipendenza da concimi importati, ad alta intensità di energia

Entrambe le prospettive guardano allo stesso problema di fondo: l’attuale sistema è disallineato. Come fa rilevare l’OCSE, quando le immissioni di nutrienti, ad esempio il letame bovino e i concimi, superano i livelli che possono essere assorbiti da colture e pascoli, il surplus può disperdersi inquinando il suolo, le acque e l’aria.[13] Gli agricoltori sono costretti a fare i conti con costi di conformità crescenti e con prezzi volatili degli input, mentre gli ecosistemi, le comunità e la sanità pubblica si fanno carico dei maggiori costi dell’inquinamento da nutrienti. Un modello più circolare contribuirebbe a chiudere quel cerchio, trasformando i flussi di rifiuti in flussi di risorse e riducendo la dipendenza da concimi importati, ad alta intensità di energia.

Trasformare il letame in energia e valore

Un caso esemplare è quello di Groenewoud Gas, l’azienda fondata da Frank Van Genugten. La società raccoglie letame fresco da 18 aziende lattiere locali, lo immette in un digestore, cattura il biogas grezzo e, dopo averlo lavorato, ottiene gas naturale per la rete elettrica locale. Inoltre, durante il ciclo estrae altri materiali utili, tra cui un surrogato della torba e un concime a basso tenore di azoto prodotto dai rifiuti di origine animale.14

Il modello trasforma una passività ambientale in un flusso di risorse: il letame diventa energia, concime, materiale terroso e materiale edile. Gli agricoltori che una volta pagavano per eliminare i rifiuti potrebbero, un giorno, ricavarne reddito. “C’è una lista di attesa di agricoltori interessati a partecipare”, sostiene Genugten. E aggiunge: “Credo che tra pochi anni saranno remunerati per il loro letame bovino, perché se ne possono ricavare parecchie cose positive”.15

Questa è la bioeconomia circolare messa in pratica: utilizzare le risorse biologiche rinnovabili in modo più efficace, ridurre la dipendenza dagli input fossili e progettare sistemi che rigenerano il capitale naturale anziché impoverirlo.

L’opportunità di investimento nell’agricoltura circolare

Per gli investitori e i clienti di private banking la rilevanza è palese. Il concime non è soltanto un input per l’azienda agricola. Si trova all’incrocio dei mercati dell’energia, dei prezzi del gas naturale, della sicurezza alimentare, delle rotte commerciali, della normativa, della qualità delle acque e della biodiversità.

L’agricoltura segue da tempo un modello lineare: estrarre risorse, produrre cibo, gestire rifiuti e ripetere il ciclo. Dipende in larga misura da concimi di origine fossile, input importati e flussi monodirezionali di rifiuti. Il modello che sta ora emergendo privilegia il recupero dei nutrienti, le alternative di origine biologica e le pratiche rigenerative che ripristinano lo stato di salute del suolo e la resilienza delle risorse a livello locale.

Leggi anche: Coltivare privilegiando la salute del suolo: perché l’agricoltura rigenerativa sta prendendo piede

In Lombard Odier crediamo che questo cambiamento sia trainato tanto da ragioni economiche quanto da una necessità di natura ambientale e che, via via che la transizione si realizza, le aziende che la abilitano se ne avvantaggeranno, in particolare quelle che sostengono la capacità rigenerativa della natura o che aiutano a prevenirne il degrado tramite il controllo dell’inquinamento, la gestione dei rifiuti e l’efficienza delle risorse. In pratica ciò copre i sistemi forestali rigenerativi, i concimi organici e gli imballaggi sostenibili.

In agricoltura, in particolare, questo si traduce in opportunità di investimento in aree quali i concimi di origine biologica, il recupero dei nutrienti, la riduzione di metano, i materiali circolari e le soluzioni che preservano la qualità delle acque. A buon diritto, gli aspetti economici sono sempre più convincenti: gli agricoltori che sposano l’agricoltura “a lavorazione zero” e le “colture di copertura” possono aspettarsi rese del 10-30% superiori a quelle delle aziende convenzionali,16 e il vantaggio sarà maggiore negli anni di siccità, persino a fronte di un calo dei costi degli input. Per le aziende che si collocano lungo la filiera alimentare, sostenere questa transizione significa costruire catene di fornitura più produttive, più resilienti e meno esposte al tipo di shock geopolitici descritti in precedenza.

In campo alimentare, come in quello dell’energia, la transizione non è un costo: è un vantaggio competitivo per chi gioca d’anticipo

Dalla pressione ecologica al vantaggio competitivo

Il dibatto sui valori limite di azoto che si svolge in Olanda mostra quanto possa essere difficile la transizione. Gli agricoltori subiscono pressioni da più fronti: normative, prezzi volatili degli input e margini modesti. I gruppi ambientalisti segnalano che i costi dell’inquinamento sono ancora troppo elevati. Le autorità, intanto, cercano di bilanciare la sicurezza alimentare e la sostenibilità degli agricoltori con l’autonomia strategica e i limiti posti dall’ecologia.

L’opportunità consiste nel ridisegnare il sistema stesso: trattare il letame non solo come problema di gestione dei rifiuti, ma anche come fonte di energia, nutrienti e materiali; trattare i concimi non solo come fonte di emissioni e inquinamento, ma anche come una piattaforma per la rigenerazione.

In un mondo di rincari degli input, inasprimento della normativa e maggiore incertezza geopolitica, il futuro dell’agricoltura dipenderà da un utilizzo più intelligente delle risorse. In campo alimentare, come in quello dell’energia, la transizione non è un costo: è un vantaggio competitivo per chi gioca d’anticipo.

Per agricoltori come Kees Captein, la sopravvivenza può ancora coincidere con la testardaggine. Per gli investitori, le autorità e i leader dei sistemi alimentari, la sopravvivenza dipenderà da qualcosa di più strutturale: la capacità di trasformare la pressione ecologica in trasformazione circolare.

visualizza le fonti.
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1 Rethink investments 2026: thematic investing in a multipolar world | Lombard Odier; McKinsey, 2024
2 Indicators – Nutrient balance | OECD
3 EU to present fertiliser strategy on May 19 as Iran conflict raises costs | Reuters
4 Cleaning up farm emissions? FT Rethink | FT Channels
5 Decisione di esecuzione (UE) 2022/2069 della Commissione del 30 settembre 2022 relativa alla concessione di una deroga richiesta dai Paesi Bassi a norma della direttiva 91/676/CEE del Consiglio relativa alla protezione delle acque dall’inquinamento provocato dai nitrati provenienti da fonti agricole | EUR-Lex
6 Garantire la disponibilità e l’accessibilità economica dei concimi | Agricoltura e sviluppo rurale
7 EU plans more funds for farmers after Iran war drives up fertiliser price | Reuters
8 Yara says higher fertiliser prices boosted margins but hurt volumes | Reuters
9 Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni – Piano d’azione per i concimi:un partenariato per garantire la disponibilità, l’accessibilità economica e l’autonomia strategica dei concimi prodotti internamente nell’UE | EUR-Lex
10 Nature Risk Rising: Why the Crisis Engulfing Nature Matters for Business and the Economy | World Economic Forum
11 Global Land Outlook: Land Restoration for Recovery and Resilience | United Nations Convention to Combat Desertification
12 Cleaning up farm emissions? FT Rethink | FT Channels
13 Indicators – Nutrient balance | OECD
14 Cleaning up farm emissions? FT Rethink | FT Channels
15 Cleaning up farm emissions? FT Rethink | FT Channels
16 Rethink investments 2026: thematic investing in a multipolar world | Lombard Odier; McKinsey, 2024

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