ANALISI MACROECONOMICA E DEL MERCATO
A maggio, i mercati azionari sono stati sostenuti dal settore tecnologico, degli ottimi utili e dal ciclo di investimenti nell’intelligenza artificiale, generando rendimenti più vicini a una performance annuale che a un normale rialzo mensile. Per tanto, il mese di giugno ha visto più una fase di consolidamento che un nuovo impulso rialzista, con gli investitori che hanno realizzato profitti dopo un rialzo insolitamente marcato. Il contesto geopolitico è passato da una fase di escalation a una di de-escalation nella zona dello Stretto di Hormuz, innescando la classica dinamica “buy the rumour, sell the news” (ossia, compra sulle indiscrezioni, vendi sulla conferma della notizia): gli investitori hanno inizialmente reagito positivamente alle notizie di distensione, ma una volta che la soluzione è apparsa più credibile, l’entusiasmo iniziale è svanito. Allo stesso tempo, la fine della stagione delle trimestrali ha privato i mercati di un importante fattore di sostegno, rendendoli più esposti alle preoccupazioni legate alle valutazioni e all'incertezza macroeconomica. Questa incertezza è ulteriormente aumentata con la prima riunione della Fed presieduta da Kevin Warsh, durante la quale un tono più deciso e l'abbandono della forward guidance hanno conferito alla banca centrale maggiore flessibilità, ma hanno ridotto la visibilità per gli investitori. In questo contesto, i rendimenti reali elevati sono diventati il principale fattore di freno, sia sul mercato dei Treasury decennali statunitensi sia in Europa, in particolare in Francia e Germania. Questo è un aspetto rilevante perché tassi reali elevati aumentano il costo del capitale proprio nel momento in cui il ciclo economico è trainato dalla domanda di investimenti, soprattutto nei settori dell'intelligenza artificiale e delle infrastrutture. Il ribasso di giugno va quindi interpretato come un aggiustamento delle valutazioni, piuttosto che come una rottura della più ampia narrativa di investimento. Per il momento, il mercato non sta respingendo il ciclo di crescita trainato dall'intelligenza artificiale, ma ne mette in discussione il prezzo pagato. In quest'ottica, la fase di presa di profitto di giugno conferma temporaneamente il noto adagio di mercato "sell in May and go away", dopo l'eccezionale rally primaverile.
Le performance mensili hanno confermato questa fase di consolidamento: l'MSCI World ha ceduto lo 0,8%, l'S&P 500 l'1,1% e il Nasdaq il 2,8%, mentre l'Europa ha mostrato una maggiore tenuta, con l'Euro Stoxx 50 in rialzo del 4,6%. Il Russell 2000 ha segnato +3,6%. I mercati emergenti hanno registrato un andamento più debole, con un calo dell'1,3% e l'indice MSCI China che ha perso il 7,5%. Anche la dinamica tra titoli growth e value è risultata coerente con una fase di prese di profitto: l'MSCI Growth ha perso l'1,1%, a fronte di un calo più contenuto dello 0,5% per l'MSCI Value. Sul fronte dei tassi, la curva dei rendimenti statunitense ha registrato un appiattimento al ribasso, con il rendimento a 2 anni in rialzo di 17 bps e quello a 10 anni in rialzo di 3 bps, mentre i tassi di inflazione di pareggio sono scesi di 17 bps e i tassi reali statunitensi a 10 anni sono saliti di 20 bps, rafforzando la pressione derivante dall’aumento dei tassi di sconto reali. In Europa, il rendimento del Bund decennale è sceso di 8 bps, anche se i rendimenti reali decennali dell’eurozona sono comunque saliti di 11 bps. Il credito ha mostrato un andamento eterogeneo: gli spread dell'high yield statunitense si sono ampliati di 13 bps, mentre gli indici Xover e dei mercati emergenti si sono ridotti rispettivamente di 6 e 8 bps. Le materie prime hanno rappresentato l’espressione più evidente dell’inversione di tendenza del premio di rischio geopolitico, con l’indice BCOM in calo dell’8,8%, il settore energetico in ribasso del 12,1%, i prezzi del petrolio in calo del 20,4% e l’oro dell’11,7%, mentre il dollaro ha guadagnato il 2,3% e l’andamento settoriale ha mostrato un orientamento difensivo, trainato dal settore della salute (+4,9%) e da quello finanziario (+3,4%), a fronte della debolezza dei settori energetico, dei materiali e automobilistico.
ATTIVITÀ DI PORTAFOGLIO
L'esposizione del portafoglio è rimasta stabile a circa il 150%, poiché il budget di rischio è rimasto all’obiettivo del 10% di shortfall atteso. Le nostre stime di volatilità sono leggermente aumentate per i titoli azionari dei mercati sviluppati ed emergenti, mentre sono rimaste relativamente invariate per le altre asset class. il nostro indicatore aggregato di propensione al rischio ha continuato a segnalare condizioni di mercato rialziste, rimanendo per l’intero trimestre in territorio risk-on. I segnali di momentum si sono rivelati più incostanti: il trend delle commodity ha perso terreno mentre quello dei titoli di Stato ha visto un forte rialzo; entrambi si sono avvicinati al punto di inflessione, per poi tornare a valori neutri entro la fine del mese. Il momentum dei mercati azionari rimane tuttavia positivo. Dal punto di vista macroeconomico, a giugno i dati relativi al momentum della crescita sono migliorati e l’“espansione” sembra essere, per il momento, la tendenza dominante. Tuttavia, nel corso dell'ultimo mese gli indicatori legati all'inflazione hanno evidenziato un aumento, con lo shock petrolifero che è diventato più evidente e la maggior parte dei settori che ha registrato un'accelerazione delle pressioni sui prezzi. Alla luce delle crescenti pressioni inflazionistiche, i nostri indicatori di politica monetaria si stanno orientando verso un'impostazione decisamente meno accomodante, anche se non ancora restrittiva.
PERFORMANCE
A giugno 2026, il Fondo LO Funds–All Roads ha guadagnato lo 0,1% (classe di azioni USD NA). Nel corso del mese, i titoli azionari hanno dato il maggior contributo con 40 bps generati dai mercati sviluppati, mentre i mercati emergenti hanno eroso la performance di 10 bps. Anche la performance del fixed income è stata positiva, con un contributo di 30 bps proveniente dai titoli di stato e di 20 bps dal credito corporate e dei paesi emergenti. Tuttavia, le commodity hanno sottratto 60 bps. Anche il contributo delle nostre strategie di overlay è stato negativo: tutte hanno registrato perdite, cedendo 15 bps.
OUTLOOK
Guardando a luglio, le prese di profitto registrate a giugno non sembrano ancora indicare l’inizio di un mercato ribassista. L'allentamento delle pressioni inflazionistiche legate all'energia e i segnali di una crescita globale più solida stanno ridefinendo il quadro macroeconomico: durante lo shock della guerra in Iran gli investitori temevano la stagflazione, ma i dati attuali sembrano indicare piuttosto una fase di espansione. Se l'andamento dei dati più recenti dovesse confermarsi, gli asset ciclici potrebbero continuare a registrare buoni risultati nei prossimi mesi, sostenuti da una maggiore attività economica e da una minore pressione sui prezzi delle commodity. Il rischio legato alle valutazioni rimane comunque significativo dopo il rally primaverile, e il tema dell’intelligenza artificiale presenta incertezze riguardo agli utili futuri e ai rendimenti del capex. Il messaggio per luglio rimane quindi positivo, ma richiede un approccio prudente: mantenere un'esposizione al tema dell'espansione, preservando al contempo un elevato livello di diversificazione.
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