Il nostro Managing Partner, Frédéric Rochat, esprime la sua fiducia nel modello finanziario svizzero

Il nostro Managing Partner, Frédéric Rochat, esprime la sua fiducia nel modello finanziario svizzero

Articolo pubblicato su Il Sole 24 Ore, 26 aprile 2023.

“Non dobbiamo scambiare la crisi di un singolo istituto con l’intero settore finanziario di un Paese”. Dalle parole di Frédéric Rochat non traspare amarezza, né tantomeno la volontà di trarre vantaggio dal momento di difficoltà attraversato un concorrente, ma solo la necessità di riaffermare che l’industria elvetica della gestione dei patrimoni «rimane solida come lo è stata nel corso degli ultimi secoli e anzi ha continuato a rafforzarsi». Il suo punto di vista è del resto rilevante, proprio perché proviene da uno dei sei Managing Partner di Lombard Odier, wealth e asset manager globale indipendente, con sede principale a Ginevra e con 225 anni di storia alle spalle, e in grado di gestire attivi totali dei clienti per 300 miliardi di franchi svizzeri.

L’impressione è che sia stato il nome stesso Credit Suisse ad aver generato involontariamente confusione negli investitori, spingendoli a creare un legame con l’intero settore, che è del tutto errato secondo Rochat. “I problemi – ha spiegato il manager a Il Sole 24 Ore – sono semmai venuti a galla perché il gruppo è in certo senso diventato meno “svizzero”: è cresciuto a livello internazionale, si è allargato ad altre attività rispetto alla gestione dei patrimoni, ma soprattutto ha dato minor rilevanza ad alcuni degli elementi alla base del successo del modello elvetico quali prudenza, stabilità, solidità e visione di lungo termine”.

Il nostro modello è in realtà molto diverso da quello di alcuni grandi concorrenti quotati in borsa: siamo privati, indipendenti, non siamo sottoposti ad alcuna pressione per raggiungere risultati trimestrali e ci possiamo quindi concentrare sugli obiettivi giusti di lungo termine, che sono gli stessi dei nostri clienti, senza conflitto di interessi

La perdita di fiducia da parte dei clienti e la fuga dai depositi non riflettono quindi a parere di Rochat “le preoccupazioni che tutti nutrono per il settore finanziario nazionale”. Lombard Odier non ha da parte sua molto da temere dalla situazione, non soltanto per il fatto di non essere direttamente coinvolta nell’attività di banca commerciale. “Il nostro modello – precisa Rochat - è in realtà molto diverso da quello di alcuni grandi concorrenti quotati in borsa: siamo privati, indipendenti, non siamo sottoposti ad alcuna pressione per raggiungere risultati trimestrali e ci possiamo quindi concentrare sugli obiettivi giusti di lungo termine, che sono gli stessi dei nostri clienti, senza conflitto di interessi”.

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L’identità di vedute con le persone di cui si impiega la ricchezza, nel caso specifico essenzialmente imprenditori o famiglie dai patrimoni elevati, è uno dei punti di forza di Lombard Odier, a maggior ragione in una fase in cui i clienti tendono a rivalutare la propria relazione bancaria. “Chi si preoccupa della solidità non guarda oggi coefficienti come il Core Tier 1 o i parametri di liquidità, ma il modello di business che sta alle spalle”, avverte Rochat, sottolineando che “la focalizzazione esclusiva sulla gestione degli asset, senza altre attività finanziarie significa avere un bilancio molto pulito, liquido e stabile e rappresenta quindi la più grande garanzia di solidità”.

La vicenda Credit Suisse e le difficoltà di altre banche negli Stati Uniti hanno aumentato la consapevolezza degli investitori, soprattutto quelli di fascia alta con i quali è abituata a dialogare Lombard Odier. “Questi - aggiunge Rochat - scelgono le banche che ritengono allineate in modo migliore con il loro obiettivi di lungo termine e quelle in grado di dare sicurezza nell’attuale fase di alta volatilità è incertezza”.

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Allo stesso tempo imprenditori e investitori dai grandi patrimoni tendono ad avere “convinzioni nette” che occorre però anche adattare allo scenario macroeconomico attuale. “La probabile recessione e la volatilità nel breve periodo impongono prudenza sulle azioni, mentre i bond fino a pochi mesi fa a malapena inclusi in portafoglio non sono mai stati così interessanti”, segnala Rochat senza perdere di vista i due grandi temi fondamentali per il lungo termine: l’investimento sostenibile e l’allargamento dell’orizzonte agli asset privati. “Oltre il 60% del fatturato delle aziende Usa è generato da società che non sono quotate sui listini”, aggiunge il manager elvetico, che considera l’Italia un mercato strategico per la densità dell’ecosistema imprenditoriale: “Siamo impressionati dalle notevoli storie di successo di molti nostri clienti italiani e per questo – conclude - continuiamo a investire nello sviluppo delle attività nel vostro Paese”.

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